P R O G R A M M A Z I O N E   DAL 1 AL 15 AGOSTO

da VENERDI' 13
 
ORARIO SPETTACOLI
17,00 - 18.45 - 20,30 - 22,30

Da MERCOLEDI' 25
 
ORARIO SPETTACOLI
16,30 - 18,30 - 20,30 - 22,30

ECLIPSE

TOY STORY

Sansone è il gigantesco alano della famiglia Winslow. La sua ingombrante presenza e il suo carattere irrequieto e poco raffinato non gli inibiscono l'amore incondizionato di ognuno dei membri, il padre Phil, giovane esperto di comunicazione e marketing, la madre Debbie e i loro tre figli. Quando Phil riceve un'offerta di lavoro da parte di un'importante ditta di cibo energizzante per cani, la famiglia Winslow, cane e gatto compresi, si trasferisce in California. Là, Sansone si confronta con il duro ambiente gerarchico dei parchi di Orange County e con le difficoltà di socializzazione all'interno dei vari gruppi canini. Nella filogenesi che va da Lassie, Rin Tin Tin e Zanna Gialla fino ai più recenti Beethoven, Scooby Doo e chihuahua viziati a Beverly Hills, sembrerebbe che l'evoluzione canina tenda a far prevalere gli animali dai tratti più antropomorfi e dai difetti più marcati. Al cinema dominano i cani più ingombranti e turbolenti o, se non altro, quelli con i vizi più simili all'uomo. In questa prospettiva, normale che trovi nuovo contesto e vitalità anche Sansone, enorme protagonista di brevi strisce umoristiche a lungo pubblicate anche in Italia su “Topolino”, e che l'adattamento alle larghe dimensioni del cinema comporti un'enfatizzazione dei suoi difetti e dei suoi disastri. Nel passaggio dalla carta allo schermo, quello stesso alano silenzioso che da più di cinquant'anni è affettuoso oggetto delle freddure e dell'ironia dei suoi padroni sui quotidiani americani, diventa il miglior amico dell'uomo-spettatore, un animale logorroico di quasi cento chili intento ad ammiccare continuamente al pubblico e a commentare tutto ciò che gli sta attorno.
 

Un orco che rutta e legge le favole seduto sul cesso. Un asino petulante e splendido cantante. Una principessa che va ghiotta di topi arrostiti e ogni tanto gioca come Lara Croft. Una "draghessa" che diventa buona dopo essersi innamorata dell'asinello. Il principe "ufficiale" che ha il petto peloso come una foresta. Bastano questi pochi elementi per "inquadrare" Shrek come il disegno animato più politicamente scorretto della storia del cinema. Perché se i giochini alla South Park sono, alla fin fine, molto prevedibili nel loro svolgimento, questo film d'animazione della premiata ditta Katzenberg-Spielberg (la Dreamworks) è "sorprendente" fino alla fine: continuamente teso in direzione di situazioni felici e tradizionali che peraltro non si verificano mai. L'orco di nome Shrek deve portare la principessa Fiona al principe Farquaad perché lui si riprenda tutte le creature fantastiche che ha cacciato dal proprio castello e che minacciano la solitudine di Shrek: questa la struttura apparentemente da fiaba classica del film. Molte deviazioni narrative lo trasformano peraltro in un prodotto di fiction tradizionale, che potrebbe essere interpretato da attori veri. Con in più un senso d'innovazione che il cinema recitato ha perso da tempo. Ed una voglia di "graffiare" inusuale: Shrek "distrugge" tutti i miti dell'infanzia disneyani, da Pinocchio-La bella addormentata nel bosco-Biancaneve e i sette nani fino a La bella e la bestia